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lunedì 4 marzo 2013

Circo di Praga

Ieri 3 marzo 2013, io e molti miei compagni siamo andati a manifestare contro il Circo di Praga a Fossalta di Portogruaro.
Pochi spettatori, e di quei pochi una ragazza fanstastica ha deciso di abbandonare il suo gruppo e restare fuori, tra i nostri applausi e gli abbracci.
In generale tutti abbassavano lo sguardo e tiravano dritto (segno di profondo senso di colpa).
I bambini si voltavano e ci ascoltavano attenti, è un peccato che i loro genitori scelgano per loro e facciano scelte sbagliate.
C'è chi ci ha mandati a quel paese dicendo che noi della vita non abbiamo capito un ca**o, chi ci ha detto che "nel mondo ci sono problemi ben peggiori degli animali al circo", e chi ci ha urlato che "loro entravano apposta proprio perchè c'eravamo lì noi".
Sono state scattate da alcuni compagni, delle foto di denucia per le condizioni in cui versano gli animali: ippopotami stesi per ore sotto il sole, con sguardo triste pieno di dolore, tigri che camminavano nervosamente avanti e indietro in gabbie minuscole (segno di profondo stress), e bufali immobili, in piedi, vicini come a volersi dare coraggio.
Vi mostro questa foto e vorrei oggi chiedere a tutte le persone che credono che gli animali al circo non soffrano, che stanno bene, che sono amati e curati, se questo ippopotamo, i suoi occhi, vi sembrano di un animale felice:

















Non voglio aggiungere altro. Vi lascio a questa foto e a una riflessione silenziosa.
Chiedetevelo se è realmente felice e se la risposta è no, allora forse siete d'accordo con noi.

martedì 13 novembre 2012

Il circo è un divertimento moralmente accettabile? (Mail a un Sindaco)



Propongo qui una mail che ho inviato al Sindaco di Mirano contro l'arrivo del Circo di Praga.
Non voglio sia solo una mail inviata a un Sindaco, ma uno spunto di riflessione per tutti.
Buona lettura.


"Gentile Sindaco,
i cittadini (in quanto uomini e donne civili), le ricordano che il Circo di Praga (con animali  torturati per fare quattro piroette, per stare in
equilibrio su una palla e saltare con un gonnellino e un cappellino),  non è il benvenuto.
Aggiungiamoci anche che in questi giorni di brutto tempo sono stati lasciati
tutti fuori alle intemperie, al freddo. Secondo lei è moralmente accettabile in una società civile del 2012?
Circhi come questo non sono più ben visti, e neanche i comuni che permettono la loro permanenza.
Ad oggi le battaglie contro i circhi con animali sono infinite, e tanti sono però i Sindaci che ascoltando i cittadini, hanno accettato che nella loro città entrassero SOLO circhi senza animali.
C'è chi ogni giorno lavora sodo per i diritti animali. Per lei contano solo i soldi? Mi auguro di no, e la invito a pensarci la prossima volta, magari pensando anche al suo gatto/cane di casa (se ne ha), costretto per fare quattro piroette e divertire Lei e la sua famiglia ad essere sottoposto a scariche elettriche, frustate, botte e corde per legargli le zampe e costringerlo in posizioni disumane.
Nel 2012, caro Sindaco, i bambini possono divertirsi con ben altro, essendo persone estremamente intelligenti.
Non sottovalutiamoli, regaliamo loro SANO divertimento, non divertimento malato ornato di lustrini e falsi sorrisi.
Il 'divertimento' basato sull'umiliazione di esseri viventi non farebbe ridere neanche Lei.
Un'ultima domanda: secondo Lei davvero un elefante/una giraffa/una zebra abituati in ambienti MOLTO diversi, stanno bene viaggiando su e giù in gabbie non adatte e a fare spettacolini ogni sera?
Davvero non ci vede nessuna umiliazione? Nessun dolore?
Con questo la lascio.

Un caro saluto,

Giulia Pellegrin"

                                       
                                   - Giulia Pellegrin -









martedì 16 ottobre 2012

Caccia e Macelli, la differenza è solo nelle coscienze

Vi propongo qui di seguito un articolo scritto da Mattia Da Re, un appello alla riflessione per tutti noi. Buona lettura.

Nelle ultime settimane in Veneto molto s’è parlato di caccia
, prima grazie all’iniziativa di un gruppo di agricoltori vicentini a tutela della proprietà privata invasa dai cacciatori, poi grazie alla sentenza del TAR che in un primo momento ha ripristinato il rispetto della legalità europea bocciando il calendario venatorio regionale, per poi ritirare la sospensiva, a seguito di un aggiustamento del calendario da parte della regione, fino al 30 ottobre – giorno del pronunciamento definitivo.

L’impressione che si ha ascoltando le persone per strada e leggendo i commenti in rete è che l’opinione pubblica sia largamente schierata contro la caccia, tanto che le uniche voci fuori dal coro sembrano essere quelle dei cacciatori, per il resto la condanna è unanime. La caccia viene solitamente descritta come un’attività violenta – e spesso pericolosa anche per gli umani: dal 1° settembre, tra cacciatori e persone coinvolte casualmente, sono già 9 i morti e 28 i feriti – che esalta l’uccisione di esseri viventi e i cacciatori vengono spesso etichetti come sadici che godono nel procurare la morte di animali indifesi.
Una riflessione è tuttavia necessaria se si considera che tra i detrattori della caccia ci sono – e sono molte – persone che si nutrono abitualmente di carne: è vero, i cacciatori imbracciano il fucile e uccidono senza pietà la preda, ma è forse meno crudele della caccia far nascere e crescere – in una parola “produrre” come se fossero oggetti – vitelli in quei lager che sono a tutti gli effetti gli allevamenti intensivi, per poi mandarli a morire al macello? È forse compassionevole il contadino che nel suo agriturismo accudisce per tanto tempo i maiali e poi alla fine, consacrando quello che è un giorno di festa per la cultura rurale, li sventra in un tripudio di sangue e orrore? Insomma, se cacciatori, piccoli macellai rurali e macellatori “industriali”, essendo tutti a contatto con la morte possono essere messi sullo stesso piano, una disparità c’è sicuramente tra consumatori di animali uccisi, macellati e venduti da altri e chi, come il cacciatore, uccide e mangia la sua preda.
Pochi umani carnivori riuscirebbero a guardare in faccia la morte, ad ascoltare le urla strazianti degli animali morenti e poi banchettare con bistecche e salsicce. Solitamente la carne che si consuma non deve assomigliare nemmeno lontanamente all’animale da cui proviene, spesso viene acquistata a fette o confezionata e magari sull’involucro sono disegnati rassicuranti e sorridenti animali in stile cartoon.
Il consumatore tende insomma a rimuovere dalla sua mente la cruda realtà della morte che si nasconde dietro al cibo che abitualmente divora
– la ferma condanna della caccia rientra in questo meccanismo inconscio, chi acquista la carne bella e pronta prende le distanze dal cacciatore, “mostro insensibile che uccide l’animale”. Non ci sono dubbi sul fatto che gli animali non umani soffrano proprio come noi e proprio per questo il dolore e la morte necessari a mantenere l’inutile se non dannosa dannosa – è provato che mangiare animali non è necessario per vivere in salute e che il consumo di carne non è ecologicamente sostenibile – abitudine alimentare vengono rimossi. Nonostante l’empatia tra bimbi e animali non umani sia fortissima, il vizio alimentare si trasmette di generazione in generazione: probabilmente i bambini non mangerebbero animali se non fossero indotti a farlo tramite un processo di normalizzazione del comportamento alimentare che passa anche attraverso l’occultamento della violenza che si nasconde dietro ad ogni pasto a base di carne. Non è un caso se i bambini vengono portati a “vedere le caprette” ma non vengono mai portati a visitare un macello, diverso è invece per i prodotti di origine vegetale: l’uscita didattica prima tra vigneti e oliveti e poi in cantine e frantoi è praticamente una tappa obbligata di ogni percorso formativo.

La rimozione è un meccanismo inconscio, ma chiunque abbia almeno una volta sorriso guardando un animale non può non assumersi la responsabilità di fermarsi a riflettere almeno un minuto su quanto sia ipocrita fare finta di non sapere che tutta la carne che arriva sulle tavole – e non solo quella dei “crudeli cacciatori” – non è certo cresciuta sugli alberi e non può che essere frutto di morte.

                    -Mattia Da Re, Tesoriere Radicali Verona-


giovedì 11 ottobre 2012

Vergogna a Mirano: rubate anatre, carpe e tortore dal Parco Belvedere


Mirano, la vergogna di una domenica notte: sono state rubate nel parco Belvedere un centinaio di anatre  e con loro anche una ventina di colombe e tortore e decine di carpe, pescate abusivamente dal Muson. Di sicuro le anatre non sono migrate per l’inverno: selvatiche infatti non lo erano più da tempo, da quando avevano imparato che lì in quel parco (almeno fino a domenica), l'uomo non era un pericolo. Ce ne erano circa 120-140 esemplari, a seconda dei periodi, ora ne sono rimaste una trentina. Sparite una ventina tra colombe e tortore che erano cresciute in cattività nella voliera di villa Belvedere. Sparito anche un numero indefinito di carpe che nuotavano nel Muson, sotto il ponte che collega i parchi di villa Belvedere e villa XXV Aprile, protetti dal divieto di pesca.
Una razzia in piena regola che lascia interdetti per come è stata condotta e la quantità di animali spariti nel nulla, senza che nessuno se ne sia accorto.
La mattina seguente il parco ha attirato particolarmente l'attenzione perchè appariva deserto e inspiegabilmente silenzioso. Niente starnazzi di anatre, nessuna carpa a pelo d'acqua (animali non indifferenti, visto che arrivano a pesare fino a 10kg), nessun batter d'ali.
La tristezza più grande resta ai bambini che nutrivano pesci e anatre col pane, che avevano dato un nome alle anatre e che erano riusciti ad accarezzarle, imparando che animale e uomo non sono poi così diversi.
Per ora non ci sono colpevoli, ma sospetti ce ne sono molti. Alcuni residenti della zona chiamano in causa un gruppo di stranieri che domenica pomeriggio erano stati sorpresi a pescare nel fiume, nonostante i divieti, addirittura con le reti.
Resta un mistero: nessuno sa che fine abbiano fatto gli animali, probabilmente prelevati vivi mentre erano appollaiati a dormire sulle rive del Muson.

Commenta Trudi Brandle del gruppo VegAnzi: "La cosa terribile, se ci pensiamo bene è che gli animali, di qualunque specie (compresa quella umana) non hanno pace da nessuna parte, neanche nelle oasi o nei Parchi nazionali (noi ovviamente abbiamo altri sistemi di confinamento). Ci diamo un gran daffare a volerli salvare e ciò ovviamente è meritevole, ma non abbiamo capito che i primi da salvare
dal male più grande siamo proprio noi umani.: dal nostro egoismo e dalla nostra avidità. L'unico grande investimento della specie umana dovrebbe basarsi proprio nella cultura del rispetto e della conoscenza verso chiunque."

E come potremmo darle torto?
Solo una parola: vergogna.

                        
                                              - Giulia Pellegrin -




venerdì 5 ottobre 2012

Vittoria degli animalisti in Veneto


Un'altra importante vittoria quella degli animalisti nel Veneto.
Il ricorso era stato presentato da Lega Antivivisezione Lav, Wwf, Lipu, Lega Abolizione Caccia (Lac) e Legambiente, rappresentate dall’avvocato Valentina Stefutti, che contestava la caccia a una ventina di specie di uccelli, tra i quali: l’allodola, la marzaiola e la quaglia, nonchè a molte specie in periodo prenuziale e nel periodo in cui i piccoli sono ancora dipendenti dai genitori.
«Si tratta di una vittoria inaspettata e strepitosa nei confronti dell’ingordigia dei cacciatori, una vittoria che mette in ginocchio l’intera stagione venatoria veneta e condanna l’intera Giunta Zaia che ha approvato il calendario» afferma il parlamentare Idv Andrea Zanoni, che continua: «Mi auguro che la Giunta Zaia si arrenda di fronte all’evidenza dell’illegittimità del calendario venatorio che hanno scritto a occhi chiusi sotto dettatura della lobby dei cacciatori».
«Già domani presenteremo l'istanza con cui chiediamo la revoca della sospensiva accordata oggi dal Tar rispetto al calendario venatorio 2012-2013, contro il quale avevano ricorso alcune associazioni ambientaliste».
Oggi stesso saranno resi pubblici i dettagli della sospensione del calendario veneto per il quale la Regione potrà eventualmente far valere le sue regioni solo tra un mese, ovvero nella Camera di Consiglio del 30 ottobre.

Una vittoria inaspettata quanto importante che mette fine -almeno per alcune specie- a uno scempio che già da tempo si sta cercando di combattere. Un passo avanti per una cività che cammina nel futuro, e che lo vuole a tutti i costi di pace, armonia e uguaglianza.

                           
                                       - Giulia Pellegrin -




"La mia seconda possibilità"

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